Artigiani delle parole: le mie impressioni (parte 1)

Gli incontri quelli belli

Prendo il mio blocchetto e recupero gli appunti di questa fantastica giornata dopo aver lasciato sedimentare le mie impressioni. Ho molte cose da raccontarvi, ma andiamo per ordine.

È stato un sabato scandito da incontri, riflessioni e soprattutto aspetti pratici. Sì, soprattutto questo, e non a caso il nome dell’evento è azzeccatissimo: artigiani delle parole. Perché chi scrive per lavoro sa quanto sia difficile e allo stesso tempo emozionante modellare la parola scritta per farla diventare un’emozione o persino un’azione.

La giornata è stata scandita da quattro “chiacchierate” in cui si è parlato di scrittura sotto diversi aspetti, e dico “chiacchierate” perché non si trattava di incontri formali in cui ti siedi e ascolti una persona in fondo alla sala con il microfono in mano, magari anche sbirciando il cellulare ogni tanto perché verso la fine inizi ad annoiarti. Tutt’altro, l’atmosfera era assolutamente rilassata e informale e questo ha contribuito a rendere tutto molto più accattivante e interessante fino alla fine.

Che cosa si è detto

La prima a parlare è stata Mafe de Baggis, una copywriter ed esperta di social media, e vi confesserò subito che è stato l’incontro che mi è piaciuto di più. Si vede che Mafe ha molta esperienza perché è riuscita a dosare le parole nel modo giusto e a emozionarmi, ho veramente visto in lei la passione per la scrittura e, in generale, per la comunicazione. Nello specifico si parlava di comunicazione attraverso i social network, spesso tacciati di creare un muro di freddezza tra gli utenti, in realtà Mafe ci ha fatto riflettere sul fatto che dietro l’utente c’è sempre una persona a cui ci possiamo rivolgere, trovando le parole giuste per ottenere una determinata reazione. In sostanza i social sono un’arma nelle nostre mani che possiamo imparare a usare per essere più persuasivi e perché no anche per far vedere che internet non è solo un covo di fake news e ignoranza generalizzata.

Artigiani-delle-parole
Questo è il logo ufficiale dell’evento ed è stato scaricato dalla pagina fb

Mi chiedo cosa ne pensi Licia Corbolante dell’espressione “fake news”. Licia è l’ideatrice del blog Terminologia etc. e chi mi segue su fb sa che io condivido spesso i suoi articoli perché mi piacciono gli argomenti che tratta. Ora posso dire che amo Licia ancora di più dopo averla sentita ad Artigiani. Non solo perché ha parlato degli anglicismi (ab)usati in italiano, ma anche perché l’ha fatto con un’ironia che mi ha fatto riflettere seriamente sul tema.

Ammetto che questo argomento mi è sempre interessato molto, ma Licia ha messo in luce degli aspetti a volte preoccupanti, sia chiaro io non sono contro gli anglicismi – sarei un’insegnante e una traduttrice alquanto sprovveduta – ma penso che a volte siano usati solo perché “fa figo” e ottengano l’esatto contrario di una comunicazione efficace. In questo senso ci ha mostrato molto esempi illuminanti, e la cosa che mi ha colpito è che questi esempi provenivano spesso da siti istituzionali. Se l’istituzione non riesce a comunicare con il cittadino, non gli sta mancando di rispetto? E se questi errori arrivano anche “dall’alto”, si può arginare questa tendenza? Sono domande importanti, e se alla prima mi sento di rispondere in maniera affermativa, sulla seconda dico solo che bisogna limitare falsi miti, come la maggiore precisione della lingua inglese. Soprattutto è necessario far capire che se si usa una parola in inglese non per forza lo si sta facendo nel modo corretto, rischiando anche di fare delle figure pessime.

Per il momento mi fermo qui, mi sono resa conto che se avessi scritto un articolo unico, sarebbe diventato lunghissimo e sarebbe andato contro ogni regola di blogging. Quindi vi rimando alla prossima puntata che pubblicherò a breve, in via eccezionale quindi ci saranno due articoli per il mese di ottobre.

A presto!

Alessandra

 

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