Intervista: 10 anni di Langue&Parole

Langue&Parole si racconta a TRADZ

I compleanni sono traguardi importanti, soprattutto se si tratta della tua attività che vive e cresce dopo ben dieci anni. Non sto parlando di me (ancora!) ma di Langue&Parole, l’agenzia editoriale più famosa del web, perché è stata tra le prime ad offrire corsi online per traduttori e non solo.

Per il 2019, il secondo anno di TRADZ, ho deciso di puntare l’attenzione sulla formazione, cosa succede dopo la laurea? Quanto e come ci si può formare a livello professionale? Quindi non potevo non iniziare con un punto fermo quale è ormai Langue&Parole.

In questa intervista Marina Invernizzi, una dei fondatori, ci racconta la storia di questa attività e anche un po’ la sua. E alla fine potete subito correre sul sito e scegliere il corso che fa per voi!

 

Nel 2018 avete soffiato 10 candeline per la nascita della vostra agenzia, ci volete raccontare come è iniziata questa avventura? Cosa vi ha spinto a creare questa attività? Qual era il contesto in cui vi muovevate?

Ciao Alessandra, prima di tutto grazie per questa bella intervista.
Abbiamo aperto ad aprile 2008: l’inizio della crisi. Tempismo perfetto, no? A parte gli scherzi, io uscivo da diverse esperienze in casa editrice (come redattrice, ma anche ufficio diritti) e in agenzia di traduzione, e Luca muoveva i suoi primi passi in editoria. Eravamo giovani, ma con le idee molto chiare. Quello che sapevamo con certezza, era di voler lavorare in proprio e, possibilmente, restando il più vicino possibile alle nostre passioni: lingua e libri. All’inizio eravamo solo un’agenzia di traduzioni, perché ci sembrava una cosa più “pratica” e remunerativa poi, nel tempo, seguendo il cuore, ci siamo evoluti fino a diventare quello che siamo oggi: un’agenzia editoriale (che fa ancora tante traduzioni, ovviamente!) e una scuola di formazione, che forse è “la faccia” di L&P che conoscete di più.

Siete senza dubbio all’avanguardia nel panorama italiano per quanto riguarda la formazione online in materia editoriale. Offrite lezioni individuali via Skype, registrazioni in streaming e avete una parte dedicata del vostro sito con contenuti esclusivi. Quando avete capito che questo tipo di formazione aveva un grande futuro davanti a sé?

Ho cominciato io per prima a seguire corsi a distanza e webinar. Non di traduzione, badate bene, perché allora non ce n’erano, ma di materie affini (per esempio, ricordo un corso per insegnare italiano a stranieri). Così mi sono accorta della comodità del mezzo: con un po’ di ingegno si poteva far fare agli studenti tutto quello che si faceva di norma in un’aula fisica, con in più la possibilità di personalizzare la proposta formativa, offrendo appunto lezioni private, oltre a quelle di gruppo. Senza che nessuno, insegnanti o studenti, si dovesse muovere di casa o dall’ufficio! Abbiamo iniziato con il Corso per traduttori editoriali: già la prima edizione è stata un successo, con 11 iscritti arrivati senza nessuna promozione, e semplicemente postando il programma sul nostro blog di allora, “a piè di pagina”. Il resto è storia 😉

lucaemarina
Luca e Marina di L&P; ph Serena Groppelli

Chi sono i principali destinatari dei vostri corsi? Ci sono più professionisti che vogliono scoprire qualcosa di nuovo e aprirsi a nuove opportunità lavorative, oppure più principianti che cercano una guida per iniziare?

Negli anni il pubblico è cambiato molto e continua a cambiare: nei primi anni era composto quasi solo da professionisti già in attività che avevano “fame” di formazione specifica. Poi sono arrivati i neolaureati, e oggi posso dire che i corsisti si suddividono abbastanza equamente tra queste due categorie. Poi c’è un terzo profilo, che non è da sottovalutare: sono le persone che in passato hanno avuto una formazione linguistica, letteraria, e che poi si sono trovate per tanti anni a fare lavori molto diversi. A un certo punto della loro vita decidono di volerci riprovare, e partono con un corso per capire se c’è ancora spazio nel mercato per loro.
Devo anche dire che i primi anni gli studenti erano soprattutto traduttori: oggi formiamo anche redattori, editor, copywriter… tutto lo spettro degli artigiani delle parole!

Dato che su Tradz si parla principalmente di traduzione, ci volete parlare dei corsi specifici sulla traduzione, quali sono attivi e quali sono in partenza? Oltre alla traduzione settoriale, consigliate altri corsi per chi vuole intraprendere questo mestiere?

Il nostro corso principale è sicuramente il Tradurre per l’editoria. È quello da cui partire soprattutto se si è agli inizi della professione o se non si ha mai avuto esperienze editoriali. Qui lavoriamo su testi diversissimi tra loro, quindi si possono scoprire argomenti nuovi, che possono anche sorprenderci, per quanto ci piacciono: l’editoria per ragazzi, il turismo, la cucina, solo per citarne alcuni. Poi ovviamente si può passare ai monografici, dedicati solo a un argomento. Negli ultimi anni abbiamo potenziato anche l’offerta sulla traduzione tecnica: dal legale al medico, passando per i CAT e il post-editing. Il catalogo è davvero ampio, nella sezione “Traduzione e lingue” del nostro sito lo trovate al completo.

illustrazione-L&P
Illustrazione di Ceclia Botta per L&P

Marina, so che tu hai iniziato a lavorare anche come traduttrice, vuoi dare un consiglio spassionato a chi è alle prime armi e magari è incerto su come muoversi in questo ambiente?

Quello che posso consigliare è di tenere a mente che, prima di traduttori, si è degli scrittori e degli artigiani delle parole. Questo vuol dire che magari, per iniziare a lavorare con un’agenzia o un editore, posso anche “concedermi” come lettore, revisore, correttore bozze ecc. (se penso di averne le competenze, ovviamente). Poi magari, negli anni, potrò iper-specializzarmi e dedicarmi solo alla traduzione e, ancora meglio, solo alla traduzione dei testi che mi piacciono. Ma all’inizio, anche per sperimentare ed entrare in contatto con potenziali clienti, meglio non ostinarsi a voler fare un’unica cosa, in un unico settore, in un’unica combinazione linguistica. So che c’è chi consiglia esattamente il contrario, ma non è quello che nel mio caso ha ripagato. Io per esempio ho iniziato come redattrice, poi ho lavorato come traduttrice, e alla fine sono tornata a essere una editor felice.
E poi, formarsi tanto, ma non solo nella traduzione: anche in argomenti collaterali e addirittura in settori completamente diversi (ti piace fotografare? Fai un corso!). Anche la scrittura traduttiva ne beneficerà, promesso!

 

 

Lascia un commento